Il periodo che ci stiamo mettendo alle spalle, almeno in parte, ha mostrato una criticità della sharing economy applicata agli immobili: senza turismo un immobile ad esso dedicato non produce valore.

In tanti penseranno all’ovvietà della frase, ma in pochi si son posti il problema. Infatti durante la pandemia quasi tutti i gestori extralberghieri con immobili presi in locazione non hanno avuto il denaro sufficiente per pagare almeno un canone di affitto. In pochi stavano uscendo dalla bassa stagione con un “debito calcolato”. Tutti gli altri non han fatto altro che sperare. Tutto ciò ha portato i proprietari di un immobile a porsi una domanda in più, oltre alla millesima garanzia da chiedere al futuro conduttore. “Gli affitti brevi e il turismo sono ancora un investimento possibile?”

A questa domanda posso rispondere si con certezza a patto di cambiare paradigma. Il modello da seguire non sarà più quello del fai-da-te inteso come foto, gestione delle prenotazioni, portali, pulizie ecc ma dovrà essere molto più professionale. Anche con un solo appartamento.

Il prezzo da pagare tuttavia sarebbe più alto, soprattutto in termini di tempo da dedicarci (oltre all’attesa dell’ospite per il check-in, a volte interminabile – n.d.r.).

Giuseppe Lattanzio – L’avvocato dell’extralberghiero