Il settore immobiliare si articola in diversi comparti, che per tipologia di utilizzo, conformazione fisica, caratteristiche economiche presentano logiche di finanziamento, KPI e, di conseguenza attrattività per stakeholder differenziati.
I principali KPI da monitorare per comprendere la dinamica del real estate market sono prezzo di vendita, canone di locazione, tempo medio di vendita, numero di transazioni. Il comparto residenziale vede l’utilizzo quale bene di consumo e, fisicamente porzioni immobiliari, la KPI è il prezzo, e gli stakeholder le famiglie, il mercato vendite.


La strategia COMAAN si rivolge al mercato residenziale, alle famiglie, proponendo una innovativa, che consente di acquisire un immobile abitativo, a prezzi inferiore a quelli di mercato, senza la necessità di stipulare mutui, ma con il versamento di una quota annuale che assicura la proprietà entro un arco temporale massimo ventennale.


Il fondatore della COMAAN, il dott. ALESSIO AGNUSDEI, convinto che il futuro è determinato dai nostri comportamenti e dalle capacità di disegnare il domani attraverso un continuo processo di rigenerazione ed innovazione, che supera facili lassismi e pessimismi inconcludenti, ha immesso la motivazione, quel carburante composto da energia, fiducia ed entusiasmo, che consente di decidere gli obiettivi da realizzare, vedendone interiormente il risultato finale, facendo crescere la fiducia in via direttamente proporzionale alla misura in cui nella sua mente li considera già realizzati. Chi scrive conferma che le imprese rappresentano il vero motore dell’economia; una cosa possiamo far subito per loro, nell’attesa delle decisioni europee, far tornare al centro del dibattito e delle priorità le imprese, la loro crescita, l’unico, vero, paracadute alla crisi, ricominciando ricominciamo da loro.

Emerge drammaticamente, in tempi di crisi, l’importanza per un Paese di avere conti in ordine, punte di eccellenza, valori sui quali contare per poter reagire.

Anche se sottovalutate all’inizio, negli ultimi anni le piccole e medie imprese hanno acquisito sempre più importanza nel mercato, fino a diventare il principale motore dell’economia. In Europa, la maggior parte delle aziende di scambio di beni e servizi sono piccole e medie imprese. Parlando di numeri, si tratta di circa il 98% delle attività. Inoltre, quasi il 51% delle importazioni effettuate nel continente e il 44,6% delle esportazioni provengono da piccole e medie imprese. Queste ultime sono diventate il miglior investimento. Sebbene non richiamino troppo l’attenzione e non siano così conosciute come le imprese più grandi, da un punto di vista commerciale hanno generato vantaggi che hanno riattivato il movimento dei mercati. Contribuendo allo splendore del Paese e a un miglioramento della macroeconomia. Questo grazie alla loro capacità di soddisfare la domanda esterna, rispondere a questa esigenza e consolidarsi nel mercato, attirando l’interesse dei dirigenti nei confronti di queste piccole e medie imprese e portandoli a investire su di esse. Tutto questo serve come aiuto per fusioni e acquisizioni, visto che le imprese più grandi vorranno acquisire quelle di dimensioni minori.


Le PMI oggi in Europa rappresentano il 99 per cento delle imprese, due posti di lavoro su tre e più della metà del valore aggiunto. L’Italia ha un grande potenziale. Per affrontare il 21esimo secolo necessità di cambiamento e creatività. Nel modello di business degli anni 70, servivano grandi società decisamente centralizzate. Ma per cambiare e innovare il miglior Paese è l’Italia, perché non secondo a nessuno per qualità dell’innovazione e degli imprenditori.

L’Italia ha tutto quel che serve per attrarre: le università, le risorse professionali, buone connessioni infrastrutturali, una buona densità finanziaria, un patrimonio cognitivo, naturale e culturale.

Occorre un salto di qualità: maggiore apertura delle imprese italiane al capitale; la capitalizzazione di Borsa in Italia è pari al 27% del Pil, contro il 54% della Germania. Effetto del nanismo italiano, di una certa ritrosia imprenditoriale ad aprirsi a investitori terzi. Proprio per questo motivo, l’attuale momento di cambiamento necessiterebbe di un disegno dello sviluppo economico più nitido e coerente, con alcune linee generali, molta flessibilità e articolazione territoriale delle politiche. Richiederebbe un ruolo della politica e delle istituzioni quali regolatori dello sviluppo.
C’è voglia di ritrovare un clima di maggiore serenità e coesione: l’Italia delle imprese, dunque, desidera voltare pagina rispetto al recente passato. Le imprese sono spinte a reagire alle difficoltà in modo solitario. Una pagina per scrivere il futuro del Paese non può che essere condivisa a più mani (imprese, governo e sindacati), ciascuno con la propria responsabilità e ruolo, ma soprattutto con un medesimo linguaggio. Il linguaggio del mercato, del merito, della concorrenza trasparente e dell’attenzione alla coesione sociale. La mia ultratrentennale carriera professionale, iniziata negli anni 80 investì fin dai primi vagiti su innovazione e mezzogiorno, due temi che costituivano la sfida del nostro Paese, temi, ancora oggi, attuali, mi convinse che lavorare in squadra fosse vincente, convincendomi a costituire il gruppo C.R. Consulenti Riuniti, costituito da esperti funzionalmente collegati e operanti in ogni regione d’Italia, proponendomi di sostenere l’attività degli imprenditori.
La C.R. prestava, in particolare, agli imprenditori di piccole e medie aziende il sostegno di una consolidata esperienza nel riconoscimento, nella messa a punto e nell’uso di questi mezzi, in una visione integrata dell’impresa negli aspetti attuali e futuri dell’attività. La ricerca e la tecnologia, la Finanza e il Management rappresentano i mezzi con i quali le imprese costruiscono il loro futuro: tali mezzi vanno continuamente perfezionati, modificati, innovati, conosciuti e riconosciuti, nonché utilizzati in maniera coerente, organizzata e appropriata, organizzata e appropriata. Sempre attento alle problematiche delle imprese, animato da quel particolare spirito italiano, quel modo di sentire comune, che si trasforma, davanti agli ostacoli, in una rinnovata capacità di reagire e di rinnovare, si catalizzò un progetto di assistenza allo sviluppo delle piccole e medie imprese. L’essenza del progetto s’incardinava nell’elaborazione di soluzioni strategiche finalizzate al potenziamento delle PMI desiderose d’intraprendere percorsi di crescita. II raggiungimento dell’obiettivo si rese possibile grazie al comprovato affiatamento del team di professionisti e di collaboratori, traendo vantaggio competitivo dalla creazione di una rete di professionisti in grado di coniugare sinergicamente le professionalità dei consulenti, degli studi commerciali e legali, rappresentando un veicolo che operava sul mercato, facendo leva sul patrimonio intellettuale.


Dalla complementarietà di queste risorse qualificate, scaturì un patrimonio collettivo di conoscenze, competenze ed esperienze, reso ancor più efficace dall’utilizzo di un sistema condiviso di “Knowledge management”. Si elaborò la presentazione di un “Fondo Mobiliare Chiuso Innovativo” e, nell’evoluzione temporale del progetto, anche una banca dedicata, sostenuta e fondata dai professionisti.

Convinti che il futuro sarà determinato dai nostri comportamenti e dalle capacità di disegnare il domani attraverso un continuo processo di rigenerazione ed innovazione, superando facili lassismi e pessimismi inconcludenti.

Siamo convinti che le piccole e medie imprese sono il vero motore dell’economia; chiedono di essere aiutate ad affrontare la crisi da un paese unito e concentrato nella rimonta; vogliono competere in un clima di concordia, supportati finalmente da una politica all’altezza dell’economia e da uno stato coerente e responsabile.
Nell’anno 2009, nell’intervista pubblicata dal SOLE 24 ORE il giorno 12 marzo 2009., nell’occasione del nostro 1° Congresso nazionale commentava la giornalista MARIA CARLA DE CESARI, del SOLE 24 ORE sintetizzava che i professionisti citati …<>.
La stessa giornalista, il successivo giorno 13, pubblicava la foto dei professionisti sopra nominati, intitolandola, con impressionante capacità di sintesi e rappresentazione, “la squadra delle PMI”. Nell’evoluzione professionale, creato il Consorzio SFERA, Consorzio di imprese, e professionisti attivi sul mercato italiano ed estero da decenni. Consorzio Sfera è il punto di incontro tra imprese e professionisti che offrono le proprie competenze e servizi mettendoli a disposizione di altre imprese che vogliono migliorare il proprio business.


Dott. Michele Chieffi